sabato 18 giugno 2011

Nuove armi nella lotta contro il cancro


Scritto da Administrator   
Martedì 12 Aprile 2011 06:15

Premio internazionale di oncologia a Luca Gianni L'ONCOLOGO GIANNI È STATO INSIGNITO DEL PREMIO DELL'ASCO GRAZIE ALLE SUE NUOVE SCOPERTE RIGUARDO AL CANCRO ALLA MAMMELLA PIÙ AGGRESSIVO, L'HER2

Il premio americano dell'ASCO "Gianni Bonadonna Breast cancer award and lecture 2011" è stato consegnato per la prima volta a un italiano, il direttore del dipartimento di oncologia medica del San San Raffaele Cancer Center di Milano Luca Gianni.
L'oncologo insignito in passato ha la lavorato con Gianni Bonadonna, personaggio che ha dato un grande contributo nella lotta contro il cancro alla mammella e a cui è dedicato il premio: "Accettai la proposta del Professore Bonadonna quando ero a medicina interna perché cercava giovani borsisti per il suo laboratorio. All'epoca gli spiegai che non ero interessato all'oncologia, ma mi avrebbe fatto piacere lavorare in laboratori all'estero".
Gli studi condotti dal Professore Gianni si sono concentrati su un tipo di tumore alla mammella molto aggressivo, l'Her2: questa proteina è molto pericolosa in quanto provoca ricadute nelle pazienti. All'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena è stato migliorato dal team della dottoressa Marcella Mottolese un nuovo metodo diagnostico che analizza il recettore Her2, capace di diminuire, modificare e aumentare passando da negativo a positivo e viceversa.
Nell'ultimo periodo è stato messo a punto anche un nuovo macchinario a scopo preventivo: grazie alla mammografia MAMMI (Mammography with molecular imaging) si è passati alla rilevazione di lesioni superiori ai 5mm alla visualizzazione di lesioni fino a 1,5mm.
Il premio dell'ASCO è stato introdotto nel 2007 ed è stato dedicato all'oncologo Gianni Bonadonna per merito del quale il tasso di mortalità causato dalla neoplasia della mammella è diminuito in modo significativo.
Redazione MolecularLab.it (16/06/2011)

Cos'è il tumore alla prostata

Cos'è il tumore alla prostata
La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini, posizionata di fronte al retto e che produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l'eiaculazione. In condizioni normali, ha le dimensioni di una noce, ma con il passare degli anni o a causa di alcune patologie può ingrossarsi fino a dare disturbi soprattutto di tipo urinario.

Questa ghiandola è molto sensibile all'azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita.

Il tumore della prostata ha origine proprio dalle cellule presenti all'interno della ghiandola che cominciano a crescere in maniera incontrollata.


Quanto è diffuso
Il tumore della prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile e rappresenta circa il 15 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell'uomo: le stime parlano di poco più di 23.500 nuovi casi ogni anno in Italia, ma il rischio che la malattia abbia un esito nefasto non è particolarmente elevato, soprattutto se si interviene in tempo.
Lo dimostrano anche i dati relativi al numero di persone ancora vive dopo cinque anni dalla diagnosi – in media oltre il 70 per cento – una percentuale tra le più elevate tra i tumori, soprattutto se si tiene conto dell'età avanzata dei pazienti e quindi delle altre possibili cause di morte.
Stando ai dati più recenti, nel corso della propria vita un uomo su 16 nel nostro Paese sviluppa un tumore della prostata. L'incidenza, cioè il numero di nuovi casi registrati in un dato periodo di tempo, è in continua crescita, con un raddoppio negli ultimi 10 anni, dovuto all'aumento dell'età media della popolazione e all'introduzione dell'esame del PSA(Antigene prostatico specifico, in inglese Prostate Specific Antigene).
Misurare attraverso un semplice prelievo di sangue i livelli di questa molecola prodotta solo dalle cellule della prostata permette, in molti casi, di capire se nella ghiandola c'è qualcosa che non va, anche se non necessariamente si tratta di tumore, poiché il PSA aumenta anche in presenza di semplici infiammazioni, infezioni o ingrossamenti benigni della ghiandola stessa.


Chi è a rischio
Uno dei principali fattori di rischio per il tumore della prostata è l'età: le possibilità di ammalarsi sono molto scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre vengono diagnosticati in persone con più di 65 anni. I ricercatori hanno dimostrato che moltissimi (tra il 70 e il 90 per cento) uomini oltre gli 80 anni hanno un tumore della prostata, anche se nella maggior parte dei casi la malattia non dà segni e ci si accorge della sua presenza solo in caso di autopsia dopo la morte.
Quando si parla di tumore della prostata un altro fattore non trascurabile è senza dubbio la familiarità, il rischio di ammalarsi è pari al doppio per chi ha un parente consanguineo (padre, fratello eccetera) con la malattia rispetto a chi non ha nessun caso in famiglia.
Anche la presenza di mutazioni in alcuni geni come BRCA1 eBRCA2, già coinvolti nel favorire l'insorgenza di tumori di seno e ovaio, o del gene HPC1, può aumentare il rischio di sviluppare un cancro alla prostata.
La probabilità di ammalarsi potrebbe essere legata anche ad alti livelli di ormoni come il testosterone, che favorisce la crescita delle cellule prostatiche, e l'ormone IGF1, simile all'insulina, ma che lavora sulla crescita delle cellule e non sul metabolismo degli zuccheri.
Non meno importanti sono i fattori di rischio legati allo stile di vita: dieta ricca di grassi saturi, obesità, mancanza di esercizio fisico sono solo alcune delle caratteristiche e delle abitudini negative sempre più diffuse nel mondo occidentale che possono favorire lo sviluppo e la crescita del tumore della prostata.


Tipologie
Nella prostata sono presenti diversi tipi di cellule, ciascuna delle quali può trasformarsi e diventare cancerosa, ma quasi tutti i tumori prostatici diagnosticati originano dalle cellule della ghiandola e sono di conseguenza chiamatiadenocarcinomi (come tutti i tumori che hanno origine dalle cellule di una ghiandola).
Oltre all'adenocarcinoma, nella prostata si possono trovare in rari casi anche sarcomi, carcinomi a piccole cellule ecarcinomi a cellule di transizione.
Molto più comuni sono invece le patologie benigne che colpiscono la prostata, soprattutto dopo i 50 anni, e che talvolta provocano sintomi che potrebbero essere confusi con quelli del tumore. Nell'iperplasia prostatica benigna la porzione centrale della prostata si ingrossa e la crescita eccessiva di questo tessuto comprime l'uretra – canale che trasporta l'urina dalla vescica all'esterno attraversando la prostata che, compressa, crea problemi nel passaggio dell'urina.


Sintomi
Nelle sue fasi iniziali, il tumore della prostata è asintomatico e viene diagnosticato in seguito alla visita urologica, che comporta esplorazione rettale, o controllo del PSA, con un prelievo del sangue.
Quando la massa tumorale cresce, dà origine a sintomi urinari: difficoltà a urinare (in particolare a iniziare) o bisogno di urinare spesso, dolore quando si urina, sangue nelle urine o nello sperma, sensazione di non riuscire a urinare in modo completo.
Spesso i sintomi urinari sopradescritti possono essere legati a problemi prostatici di tipo benigno come l'ipertrofia: in ogni caso è utile rivolgersi al proprio medico e\o allo specialista urologo che sarà in grado di decidere se sono necessari ulteriori esami di approfondimento.



Prevenzione
Non esiste una prevenzione primaria specifica per il tumore della prostata anche se sono note alcune utili regole comportamentali che possono essere incluse nella vita di tutti i giorni: aumentare il consumo di frutta, verdura e cereali integrali e ridurre quello di carne rossa, soprattutto se grassa o troppo cotta, e di cibi ricchi di grassi insaturi.
È buona regola inoltre mantenere il proprio peso nella norma e mantenersi in forma facendo ogni giorno attività fisica – senza esagerare, è sufficiente mezz'ora al giorno, anche solo una camminata.
La prevenzione secondaria consiste nel rivolgersi al medico ed eventualmente nel sottoporsi ogni anno a una visita urologica, se si ha familiarità per la malattia o se sono presenti fastidi urinari.


Diagnosi
Il numero di diagnosi di tumore della prostata è aumentato progressivamente da quando, negli anni Novanta, l'esame per la misurazione del PSA è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA) americana. Sul suo reale valore ai fini della diagnosi di un tumore, però, il dibattito è ancora aperto.
I sintomi urinari del tumore della prostata compaiono solo nelle fasi più avanzate della malattia e comunque possono indicare anche la presenza di problemi diversi dal tumore. È quindi molto importante che la diagnosi sia eseguita da un medico specialista che prenda in considerazione diversi fattori prima di decidere come procedere.
Nella valutazione dello stato della prostata, il medico può decidere di eseguire il test del PSA e l'esplorazione rettale, che si esegue nell'ambulatorio del medico di base o dell'urologo, e permette a volte di identificare al tatto la presenza di eventuali noduli a livello della prostata.
Se questo esame fa sorgere il sospetto di tumore, si procede in genere con una biopsia della prostata su guida ecografica. L'unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali nel tessuto prostatico è la biopsia eseguita in anestesia locale, che dura pochi minuti e viene fatta in regime di day hospital. Grazie alla guida della sonda ecografica inserita nel retto vengono effettuati, con un ago speciale, almeno 12 prelievi per via trans-rettale o per via trans-perineale (la regione compresa tra retto e scroto) che vengono poi analizzati dal patologo al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali.


Evoluzione
Il tumore della prostata viene classificato in base al grado, che indica l'aggressività della malattia, e allo stadio, che indica invece lo stato della malattia.
A seconda della fase in cui è la malattia si procede anche a effettuare esami di stadiazione come TC (tomografia computerizzata) o risonanza magnetica .
Per verificare la presenza di eventuali metastasi allo scheletro si utilizza spesso la scintigrafia ossea.
Il patologo che analizza il tessuto prelevato con la biopsia assegna al tumore il cosiddetto grado di Gleason, cioè un numero compreso tra 1 e 5 che indica quanto l'aspetto delle ghiandole tumorali sia simile o diverso da quello delle ghiandole normali: più simili sono, più basso sarà il grado di Gleason. I tumori con grado di Gleason minore o uguale a 6 sono considerati di basso grado, quelli con 7 di grado intermedio, mentre quelli tra 8 e 10 di alto grado. Questi ultimi hanno un maggior rischio di progredire e diffondersi in altri organi.
Per definire invece lo stadio al tumore si utilizza in genere il sistema TNM (T =tumore), dove N indica lo stato dei linfonodi (N: 0 se non intaccati, 1 se intaccati) e M la presenza di metastasi (M: 0 se assenti, 1 se presenti). Per una catterizzazione completa dello stadio della malattia a questi tre parametri si associano anche il grado di Gleason e illivello di PSA.
La correlazione di questi parametri (T, Gleason, PSA) consente di attribuire alla malattia tre diverse classi di rischio: basso, intermedio e alto rischio. In genere nel caso di un basso rischio (cioè di una malattia che difficilmente si diffonderà e darà luogo a metastasi) si può anche decidere di non procedere alla rimozione chirurgica della ghiandola ma di limitarsi a monitorare l'evoluzione del disturbo


Come si cura
Oggi sono disponibili molti tipi di trattamento per il tumore della prostata ciascuno dei quali presenta benefici ed effetti collaterali specifici. Solo un'attenta analisi delle caratteristiche del paziente (età, aspettativa di vita eccetera) e della malattia (basso, intermedio o alto rischio) permetterà allo specialista urologo di consigliare la strategia più adatta e personalizzata e di concordare la terapia anche in base alle preferenze di chi si deve sottoporre alle cure.
In alcuni casi, soprattutto per pazienti anziani o con altre malattie gravi, o nel caso di tumori di piccole dimensioni e con basso rischio (micro focolaio in biopsia), si può scegliere di non attuare nessun tipo di terapia e "aspettare": è quello che gli anglosassoni chiamano watchful waiting, una "vigile attesa" che non prevede trattamenti, ma solo controlli abbastanza frequenti (PSA, esame rettale, biopsia) che permettono di controllare l'evoluzione della malattia e verificare eventuali cambiamenti che meritano un intervento.
Quando si parla di terapia attiva, invece, la scelta spesso ricade sulla chirurgia radicale. La prostatectomia radicale – la rimozione dell'intera ghiandola prostatica e dei linfonodi della regione vicina al tumore – viene considerata un intervento curativo, se la malattia risulta confinata nella prostata. Grazie ai notevoli miglioramenti degli strumenti chirurgici, oggi l'intervento di rimozione della prostata può essere effettuato in modo classico (prostatectomia radicale retro pubica aperta), per via laparoscopica, o attraverso il sistema più moderno della laparoscopia robot-assistita.
In Italia i robot adatti a praticare l'intervento sono sempre più diffusi su tutto il territorio nazionale.
Per i tumori in stadi avanzati, il bisturi da solo spesso non riesce a curare la malattia e vi è quindi la necessità di associare trattamenti come la radioterapia o laormonoterapia.
Per la cura della neoplasia prostatica, nei trattamenti considerati standard, è stato dimostrato che anche laradioterapia a fasci esterni è efficace nei tumori di basso rischio, con risultati simili a quelli della prostatectomia radicale.
: Un'altra tecnica radioterapica che sembra offrire risultati simili alle precedenti nelle malattie di basso rischio è labrachiterapia, che consiste nell'inserire nella prostata piccoli "semi" che rilasciano radiazioni.
Quando il tumore della prostata si trova in stadio metastatico, a differenza di quanto accade in altri tumori, lachemioterapia non è il trattamento di prima scelta e si preferisce invece la terapia ormonale. Questa ha lo scopo di ridurre il livello di testosterone – ormone maschile che stimola la crescita delle cellule del tumore della prostata – ma porta con sé effetti collaterali come calo o annullamento del desiderio sessuale, impotenza, vampate, aumento di peso, osteoporosi, perdita di massa muscolare e stanchezza.
Fra le terapie locali ancora in via di valutazione vi sono lacrioterapia (eliminazione delle cellule tumorali con il freddo) e HIFU (ultrasuoni focalizzati sul tumore). Sono inoltre in fase di sperimentazione, in alcuni casi già molto avanzata, anche ivaccini che spingono il sistema immunitario a reagire contro il tumore e a distruggerlo, e i farmaci anti-angiogenici che bloccano la formazione di nuovi vasi sanguigni impedendo al cancro di ricevere il nutrimento necessario per evolvere e svilupparsi ulteriormente.

giovedì 31 marzo 2011

American Medical Association che in una recente pubblicazione ha evidenziato come le onde che passano dal cellulare possano essere rischiose per l'attività del cervello modificandone la stabilit


Dopo un periodo di pausa ecco che torna l'allarme cellulari. Prima si diceva che le radiazioni potessero causare il cancro al cervello e quindi tutti siamo corsi a comprare un auricolare. Poi ci hanno detto che era l'auricolare a veicolare le onde nocive e allora lo abbiamo buttato per comprare il più sicuro auricolare Bluetooth, ma ancora oggi l'assoluta certezza di essere finalmente al sicuro non ce l'abbiamo.
A rincarare la dose di paranoia ci si mette anche l'American Medical Association che in una recente pubblicazione ha evidenziato come le onde che passano dal cellulare possano essere rischiose per l'attività del cervello modificandone la stabilità, anche se momentaneamente, a seguito di circa un'ora di conversazione.
Gli effetti non sono ancora chiari ma il parere di Nora Volkow, medico a capo della ricerca e direttore dell'American Medical Association e del National Institutes of Health non è tanto allarmista da sconsigliare totalmente l'utilizzo dei cellulari ma in ogni caso sottolinea che è preferibile tenere i telefoni a una certa distanza dall'orecchio o ancor meglio utilizzare gli auricolari possibilmente Bluetooth.
Chi proprio si rifiuta di infilarsi una cuffietta nell'orecchio, se ci tiene alla propria salute dovrà quindi scostare il cellulare il più possibile dalla testa perché "ogni millimetro conta", come dice Louis Slesin, editor della newsletter medica Microwave News.
Ma le precauzioni da prendere non finiscono qui. Anche tenere il telefono nel taschino della giacca o nei pantaloni è rischioso; meglio riporlo nella borsa o nello zaino per indirizzare altrove le onde dannose per il nostro organismo. Da alcuni studi ancora aperti emerge un dato allarmante che collega il cancro così come l'infertilità maschile e l'osteoporosi all'utilizzo dei telefoni cellulari. Il tema è però controverso: c'è infatti chi sostiene che non ci sia alcuna connessione fra le parti, ma tutto questo dibattere basta per insinuare il dubbio e seppur ne siamo ormai schiavi, i nostri smartphone iniziano sempre di più ad assomigliare ad alieni ostili pronti a impadronirsi di noi.
Una soluzione che sembra accontentare tutti, dagli scienziati agli utilizzatori di telefoni mobili, è mandare SMS invece che telefonare. In questo modo, oltre ad abbattere i costi della bolletta, saremo (quasi) sicuri di non danneggiare l'attività del nostro cervello anche se a quel punto non mi stupirei di leggere un nuovo studio che dimostri i danni arrecati alle dita della mano invece che alla testa. Ma niente paura, per quel giorno sono sicura che in commercio troveremo senz'altro dei guanti speciali anti radiazioni che indosseremo tutti al primo campanello d'allarme buttando via le ormai superate cuffie Bluetooth. Avanti il prossimo!

giovedì 24 febbraio 2011

FALLITO TENTATIVO DI BREVETTARE LA CURCUMA: CONFERMATE LE SUE CAPACITA’ ANTIOSSIDANTI

Nuova vita per la curcuma una spezia poco considerata nel mondo occidentale a causa del fallito tentativo da parte dell’industria farmaceutica di appropriarsi dei suoi benefici.La spezia è poco utilizzata nel mondo occidentale, ma visti i suoi benefici effetti sulla salute dovrebbe proprio entrare a far parte della nostra dieta. Secondo quanto si legge sulla rivista “Cancer Research” in un articolo firmato da un gruppo di ricercatori della Rutgers University, che ha sede del New Jersey, la curcuma avrebbe un notevole importanza nella prevenzione e nel trattamento dei tumori della prostata.
L’effetto protettivo sarebbe altresì evidente quando essa è associata al fenetil isotiocianato (PEITC), una sostanza presente in alcune verdure come i broccoli, il crescione, la barbarea, i cavoletti di Bruxelles, la rapa, il cavolfiore, il cavolo comune e il cavolo rapa. “Si tratta - ha spiegato Ah-Ng tony Kong, docente di farmacologia della Rutgers - di test effettuati sui topi, ma il risultato è comunque interessante, non solo in termini preventivi ma anche per il trattamento di tumori della prostata già diagnosticati”.La portata di questo studio si può comprendere pienamente considerando la prevalenza e l’incidenza che ha attualmente il carcinoma della prostata nei paesi industrializzati, e soprattutto negli Stati Uniti, dove si hanno circa 500.000 nuovi casi ogni anno.Nuovi farmaci si rendono necessari anche tenendo conto che tale neoplasia risponde poco agli agenti chemioterapici e alla radioterapia. La curcuma secondo i canoni dell’erboristeria è anche coleretica, colagoga, spasmolitica ( olio essenziale) delle vie biliari, antiflogistica e antinfiammatoria (curcumina) ha una azione antinfiamatoria se si è in presenza di artrite, o per alleviare le infiammazioni delle ferite, digestiva perche stimola la secrezione biliare favorendo la digestione dei grassi, epatoprotettiva dei tessuti del fegato se esposti a farmaci epatotossici o ad abuso di alcol, nella prevenzione delle cardiopatie (la curcuma, come lo zenzero aiuta a ridurre il colesterolo nel sangue, e a prevenire la formazione di emboli nel sangue che determinano attacchi cardiaci e alcune forme di apoplessia, benefica quindi alle dosi indicate) e forse è utile anche del cancro perchè sembra che inibisca la crescita delle cellule tumorali dei linfomi e come preventivo( ci sono studi in merito, ma rivolgersi sempre al medico prima della sua assunzione se si è in presenza di gravi patologie), è di aiuto anche per i parassiti intestinali in quanto combatte i protozoi ed è utile in presenza di dissenteria ( sentire prima il medico curante). I cinesi la impiegano per favorire le mestruazioni, ma non ci sono studi in merito. Ha anche attività antifungina.Sembra abbia anche un effetto androgenico, aumentando la motilità dello sperma, senza incrementare il numero degli spermatozoi. Ha una azione come antiossidante Si trova anche sotto forma di capsule o compresse e come aromatizzante nei tè.Recentemente, sono state confermate le sue virtù antinvecchiamento: gli esami di laboratorio condotti da ricercatori italiani del Cnr di Catania, Università di Catania e Università di Pavia e ricercatori statunitensi del New York Chemical College hanno confermato la capacità dei suoi antiossidanti nel contrastare lo sviluppo di disordini neurodegenerativi legati all'invecchiamento del cervello, come ad esempio l'AlzheimerLa curcuma, gialla radice della famiglia dello zenzero, è prodotta in Cina, Indonesia, Costa Rica. Alle Hawai, dove è chiamata “holena”, è la base di tutta la medicina tradizionale. In India, il primo produttore di curcuma al mondo, è utilizzata da secoli nella medicina Ayurvedica per le sue virtù preventive e terapeutiche, soprattutto come cicatrizzante e antinfiammatorio . Nel 1996 la curcuma è stata oggetto di un tentativo di “biopirateria”: due ricercatori indiani presso un’università statunitense, dopo aver “sviluppato” un farmaco il cui principio attivo era proprio la gialla spezia, ne hanno chiesto e ottenuto il brevetto. L’azione legale intrapresa dal Consiglio Indiano per la Ricerca Scientifica, ha però portato l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ad ammettere che le qualità officinali della curcuma sono una scoperta indiana e quindi non brevettabili, decretando così la revoca del brevetto. Una vittoria questa, che ha reso poco appetibile la curcuma agli occhi dell’industria farmaceutica e che spiega come mai le eccezionali virtù di questa radice, ormai ampiamente confermate anche dalla scienza moderna, non siano ancora diventate il tormentone salutista del momento

mercoledì 16 febbraio 2011

La calvizie precoce può avere uno stretto legame con il rischio di cancro alla prostata.

Scritto da Stefano e inserito in Benessere eSalute il 16/02/11
La calvizie precoce può avere uno stretto legame con il rischio di cancro alla prostata.
Alcuni ricercatori francesi hanno selezionato 388 pazienti affetti da cancro alla prostata dagli schedari di oncologia delle cliniche di Parigi e Tolosa e 281 pazienti senza storia di cancro alla prostata o disturbi ormonali dai database stesso ospedale.
I partecipanti, dell’età media di poco superiore ai 67 anni, sono stati inviati a compilare un questionario con domande sulla loro storia di cancro alla prostata, sull’eventuale cancro alla prostata paterno, e sulla storia della loro calvizie. Sono stati inoltre invitati a ricordare e indicare i loro stati di calvizie all’età di 20, 30, e 40 anni, utilizzando una scala modificata di Hamilton-Norwood
www.benesseresalute.net/

sabato 15 gennaio 2011

La ricetta contro il tumore al seno: vitamina D e tanto sole

Una dieta ricca di vitamina D accompagnata da alti livelli di luce solare può ridurre il rischio di cancro al seno nelle donne del 43%: a sostenerlo è uno studio realizzato dai ricercatori francesi del Centro per la ricerca in epidemiologia e salute della popolazione secondo cui, ai fini della prevenzione dell'insorgenza del cancro al seno, una dieta ricca di vitamina D, da sola, non basta. A fare la differenza è l'esposizione al sole, già nota per essere il "fissante " della vitamina D di origine alimentare nelle ossa.
Lo studio, pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, è durato più di 10 anni ed è stato condotto su 67.721 donne tra i 41 e i 72 anni. Al termine dello studio, durante il quale sono stati monitorati l'alimentazione e i livelli di raggi ultravioletti delle città in cui le donne vivevano, sono stati diagnosticati 2.871 tumori al seno.
Ed è emerso che nelle regioni con il più alto livello di raggi ultravioletti quotidiana le donne con maggiori assunzioni di vitamina D correvano un rischio di sviluppare il cancro al seno dal 32 al 43% più basso rispetto a coloro che avevano assunto dosi più basse della vitamina.
Circa il 45% della loro vitamina D, spiegano i ricercatori, proveniva da frutti di mare, il 16% dalle uova, l'11% da prodotti lattiero-caseari, il 10% da oli e margarina: "È difficile dare questo messaggio di sanità pubblica senza pensare al rischio di sviluppo del cancro alla pelle - spiega Pierre Engel, che ha condotto lo studio -. Dobbiamo essere molto cauti, ma pensiamo che un aumento dei livelli di vitamina D da esposizione al sole debba essere incoraggiato"
fonte sole 24 re

Cancro al colon: meno mortale con una passeggiata di 30 minuti al giorno

Un passeggiata di 30 minuti al giorno, purché sia praticata quotidianamente, potrebbe ridurre il rischio di mortalità per cancro al colon. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dai ricercatori della Washington University School of Medicine (Usa), guidati da Kathleen Y. Wolin chge spiega “le persone ‘attive’ corrono un minor rischio di morte per tumore al colon rispetto a quelle ‘sedentarie’. Pertanto, non è mai troppo tardi per iniziare ad allenarsi, né troppo presto”.Lo studio è stato condotto su oltre 150 mila soggetti di entrambi i sessi, esaminati dagli esperti per un periodo di venti anni – dal 1982 al 2006. Al termine, è emerso che le persone che avevano praticato esercizio fisico per almeno 10 anni - come una passeggiata di 30 minuti al giorno -, mostravano un rischio di mortalità per cancro al colon inferiore rispetto a chi aveva condotto un’esistenza sedentaria. Non solo: una costante attività fisica aveva ridotto anche il pericolo di sviluppare malattie cardiache, diabete e altre forme di tumore.“I risultati dimostrano che l'attività fisica può ridurre il rischio di recidiva e di morte a seguito di una diagnosi di cancro al colon – spiega Wolin - . Anche chi precedentemente non era attivo può dunque iniziare ad allenarsi e constatare dei reali benefici”.

fonte il sole 24 ore

lunedì 27 dicembre 2010

Indennità di accompagnamento malati oncologici

TICKET

Il malato di cancro ha diritto all'esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore,
per le eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti (D. M. Sanità 329/1999).


Domanda:
 La domanda di esenzione dal ticket deve essere presentata alla propria Azienda Sanitaria Locale (ASL), allegando i seguenti documenti:
  • tessera sanitaria
  • codice fiscale
  • documentazione medica, specialistica o ospedaliera, che attesti la malattia.
Tessera di esenzione: Dopo aver valutato la documentazione, la ASL vi rilascerà la tessera di esenzione, documento personale, recante il codice 048 identificativo delle patologie tumorali.
Benefici: dietro presentazione della tessera di esenzione avrete diritto ad usufruire gratuitamente, presso strutture pubbliche o convenzionate, delle cure mediche e sanitarie collegate con la patologia tumorale da cui siete affetti. L'esenzione ovviamente è valida anche per i farmaci.
I malati di cancro, a seconda del tipo di invalidità riconosciuta, hanno diritto alle seguenti prestazioni:
  • pensione o assegno di inabilità;
  • assegno di invalidità;
  • indennità di accompagnamento;
Nel caso di malati oncologici viene riconosciuta l’indennità di accompagnamento anche nel periodo della chemioterapia, oltre che nella fase di malattia avanzata.
Domanda: La domanda deve essere presentata presso gli Uffici dellaASL, anche insieme alla domanda di riconoscimento dello stato di invalidità o di handicap. La documentazione da allegare comprende:

  • certificati anagrafici (o dichiarazioni sostitutive) indicati nel modulo di domanda;
  • la documentazione clinica (cartella clinica e eventuali referti medici);
Tempi e iter: La procedura è la stessa prevista per il riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap.
Iter accellerato
Con legge 80/2006 (art.6) il legislatore ha disposto un iter di accertamento accellerato dell' invalidità civile e dell' handicap, a carico della Commissione medica dell' Asl, in caso di malattia oncologica. La visita di accertamento deve effettuarsi entro 15 giorni dalla data della domanda. Gli "esiti dell' accertamento" sono immediatamente produttivi dei benefici che da essi conseguono. Si precisa che l' accertamento può riguardare una inabilità grave - ma temporanea- che necessita di immediate forme di tutela utili soprattutto nella fase iniziale della malattia che comporta l' intervento chirurgico seguito dal trattamento chemioterapico e/o radiologico. Nella certificazione medica utilizzata per la domanda devono emergere le problematiche sanitarie connesse alle esigenze terapeutiche e/o alla particolare localizzazione d' organo (ricorso alle diverse scale di valutazione). Infine, tale modalità, relativa all' iter accellerato, può essere utilizzata anche per le domande di aggravamento del quadro patologico.

Invalidità civile e legge 104 per i malati oncologici

Lo Stato assiste i malati oncologici che si trovino in determinate condizioni economiche e di gravità della malattia per mezzo del riconoscimento dell'"invalidità civile".

Domanda: La domanda di riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap deve essere presentata – dal malato o da un familiare - alla ASL di zona. Alla domanda, compilata su apposito modulo, dovranno essere allegati:
  • certificati anagrafici (o dichiarazioni sostitutive) indicati nel modulo di domanda;
  • il certificato medico del vostro medico di base o dell'oncologo che vi ha in cura, nel quale si attesti la natura invalidante della malattia;
  • la documentazione clinica (cartella clinica e eventuali referti medici);
Contestualmente è possibile presentare la richiesta per usufruire dei benefici previsti dalla legge sull'handicap (L. 104/1992), che prevede tre giorni di permesso al mese per il malato e/o per un familiare (è possibile richiedere un’unica visita medico-legale per l'accertamento dell'esistenza dei requisiti previsti dalle due leggi, altrimenti si dovranno fare due visite medico-legali).
Tempi e iter: La Commissione medico-legale della ASL deve fissare la data della visita entro 3 mesi dalla data di presentazione della domanda e l'intero procedimento relativo al riconoscimento dell'invalidità deve concludersi entro un massimo di 9 mesi dalla domanda. Nei casi più gravi, è possibile richiedere di anticipare la visita per motivi di salute. Qualora ci fossero problemi a spostarsi, è possibile richiedere di la visita a domicilio, previa presentazione di adeguata documentazione medica.
La legge riconosce il diritto a farsi assistere durante la visita medico-legale dal medico di fiducia (oncologo, medico di famiglia, medico legale).
Aggravamento: In seguito, se la malattia progredisce e le condizioni peggiorano, è possibile presentare la domanda di accertamento dell'aggravamento dello stato di salute, alla quale occorre la documentazione che certifichi il peggioramento del tumore per il quale avete richiesto l'invalidità.
Benefici: Il riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap da parte della Commissione medico-legale della ASL dà diritto a benefici socio-economici, che dipendono dal grado di invalidità riconosciuto e dal reddito.
Se si è in presenza di :
  • Un’'infermità fisica o mentale accertata dai medici dell'Inps tale da provocare una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro;
  • Un’'anzianità assicurativa e contributivapari a 5 anni di assicurazione (260 contributi settimanali), dei quali almeno 3 anni (156 settimane) versati nei cinque anni precedenti la domanda di pensione di inabilità.
Si può fare domanda all’INPS per ottenere lapensione di inabilità. E’ una pensione che può essere richiesta da lavoratori, dipendenti e autonomi, affetti da un'infermità fisica o mentale che possono far valere determinati requisiti contributivi.
La pensione di inabilità è incompatibile con un’attività lavorativa.
La domanda va presentata a qualunque ufficio Inps o tramite gli Enti di patronato.
Per informazioni più dettagliate:
Assegno di invalidità
Se si è in presenza di:
  • un'infermità fisica o mentale accertata dai medici dell'Inps tale da provocare una riduzione permanente di due terzi della capacità di lavoro;
  • un’'anzianità assicurativa e contributiva pari a 5 anni di assicurazione, dei quali almeno 3 anni ersati nel quinquennio precedente la domanda di assegno ordinario di invalidità;
  • un’l'assicurazione presso l'Inps da almeno 5 anni
si può fare richiesta all’INPS dell’assegno ordinario di invalidità.
Al compimento dell'età pensionabile l'assegno si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia, purché l'interessato abbia cessato l'attività di lavoro dipendente e possegga i requisiti contributivi previsti per la pensione di vecchiaia. Il periodo in cui l'invalido ha beneficiato dell'assegno e non ha contributi da lavoro, viene considerato utile per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia.
La domanda di assegno ordinario di invalidità va presentata a qualunque ufficio Inps direttamente o tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.
L’assegno è compatibile con un’attività lavorativa part-time.
Per informazioni più dettagliate:

venerdì 17 dicembre 2010

'Cibo e scuola': Convegno ACMO a Taverna

'Cibo e scuola': mangiare bene? E' prevenzione oncologica  Catanzaro informa
CatanzaroInforma.it: 'Cibo e scuola': mangiare bene? E' prevenzione oncologica
Venerdì, 17 Dicembre 2010 12.13 Organizzato dall'Associazione Calabrese Malati Oncologici ''Ida Ponessa', si è svolto lo scorso 14 dicembre presso l'Istituto Comprensivo ''Mattia Preti' un convegno dibattito sull'alimentazione. ''Cibo e scuola'. Questo il titolo del convegno rivolto maggiormente ai ragazzi, un modo per insegnare loro che la corretta alimentazione è sinonimo di prevenzione di molte malattie cardiovascolari e oncologiche.
Tra i relatori quello che maggiormente ha catturato l'attenzione dei presenti è stato il Dottore Vincenzo Capilupi, specialista in Scienze dell'Alimentazione, che con esempi pratici ha dato consigli concreti sullo stile di vita sano e sulla dieta da seguire. I consigli comportamentali sull'alimentazione dati dal Dottore Capilupi partono soprattutto da studi statistici sui fattori biologici e sui fattori culturali che influenzano l'obesità infantile in continuo aumento in Italia. La dieta mediterranea viene ancora oggi considerata la migliore dieta da seguire perché equilibrata in tutti i suoi aspetti.
A conclusione l'intervento del Presidente della Lilt di Catanzaro, Avvocato Concetta Stanizzi (nella foto), che ha voluto sottolineare come il 40% dei tumori può essere prevenuto con una corretta alimentazione. La prevenzione dunque comincia a tavola e l'educazione ad un corretto stile di vita affiancato da una costante attività fisica deve essere imparato fin da piccoli, ecco perché questa iniziativa portata avanti tra i banchi di scuola si configura importantissima anche ai fini della prevenzione oncologica.

giovedì 16 dicembre 2010

Fondazione Campanella, nuove possibilità di trattamento tumori

Catanzaro informa 
CatanzaroInforma.it: Fondazione Campanella, nuove possibilità di trattamento tumori
Giovedì, 11 Novembre 2010 11.37 "Interventi che portano un progressivo sviluppo delle ricerche scientifiche in campo universitario e nella sanita' calabrese": questo e' l'impegno sottolineato, attraverso una nota, dall'Unita' Operativa di Neurochirurgia del Centro Oncologico di Eccellenza "Fondazione Tommaso Campanella" di Catanzaro, diretta dal Professor Angelo Lavano. "Importanti i risultati ottenuti - si evidenzia - sul trattamento dei tumori maligni al cervello attraverso l'utilizzo intraoperatorio di dischi di Carmustina, e cioe' un chemioterapico ad azione locale. Questi dischi, infatti, vengono posizionati a rivestire la cavita' chirurgica dopo aver rimosso il tumore e si sciolgono rilasciando il farmaco che viene assorbito dalle cellule del tessuto cerebrale circostante eliminando eventuali cellule neoplastiche residue, usualmente responsabili della ricrescita del tumore. L'equipe diretta dal professor Lavano ha gia' effettuato alcuni interventi di asportazione di gliomi cerebrali con impianto nella cavita' operatoria di dischi di Carmustina. I risultati ottenuti a breve termine sono stati incoraggianti con un allungamento della sopravvivenza ed un miglioramento della qualita' di vita. I pazienti trattati con tale metodica presso l'Unita' Operativa di Neurochirurgia della Fondazione Campanella saranno inseriti nel primo studio italiano osservazionale multicentrico di Fase IV finalizzato a valutare l'efficacia dell'impiego di questa nuova modalita' di trattamento in associazione all'intervento chirurgico e alla radio e chemioterapia. Il lavoro che sta compiendo il professore Lavano viene attuato quando la prognosi dei pazienti affetti da questo tipo di tumore non e' favorevole ed i trattamenti fino ad ora utilizzati, consistenti nell' asportazione chirurgica quanto piu' radicale possibile del tumore e successiva radioterapia e chemioterapia sistemica adiuvante, sono caratterizzati da efficacia limitata e possono garantire solo un modesto miglioramento della qualita' di vita del paziente. I tumori cerebrali maligni - continua la nota - costituiscono circa il 30% di tutti i tumori dell'encefalo e la loro incidenza e' pari a 3-4 nuovi casi per 100.000 abitanti per anno. Sono caratterizzati da una crescita molto rapidae dalla facilita' di estensione entro altre regioni del sistema nervoso centrale".