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sabato 18 giugno 2011

Premio internazionale di oncologia a Luca Gianni L'ONCOLOGO GIANNI È STATO INSIGNITO DEL PREMIO DELL'ASCO GRAZIE ALLE SUE NUOVE SCOPERTE RIGUARDO AL CANCRO ALLA MAMMELLA PIÙ AGGRESSIVO, L'HER2

Il premio americano dell'ASCO "Gianni Bonadonna Breast cancer award and lecture 2011" è stato consegnato per la prima volta a un italiano, il direttore del dipartimento di oncologia medica del San San Raffaele Cancer Center di Milano Luca Gianni.
L'oncologo insignito in passato ha la lavorato con Gianni Bonadonna, personaggio che ha dato un grande contributo nella lotta contro il cancro alla mammella e a cui è dedicato il premio: "Accettai la proposta del Professore Bonadonna quando ero a medicina interna perché cercava giovani borsisti per il suo laboratorio. All'epoca gli spiegai che non ero interessato all'oncologia, ma mi avrebbe fatto piacere lavorare in laboratori all'estero".
Gli studi condotti dal Professore Gianni si sono concentrati su un tipo di tumore alla mammella molto aggressivo, l'Her2: questa proteina è molto pericolosa in quanto provoca ricadute nelle pazienti. All'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena è stato migliorato dal team della dottoressa Marcella Mottolese un nuovo metodo diagnostico che analizza il recettore Her2, capace di diminuire, modificare e aumentare passando da negativo a positivo e viceversa.
Nell'ultimo periodo è stato messo a punto anche un nuovo macchinario a scopo preventivo: grazie alla mammografia MAMMI (Mammography with molecular imaging) si è passati alla rilevazione di lesioni superiori ai 5mm alla visualizzazione di lesioni fino a 1,5mm.
Il premio dell'ASCO è stato introdotto nel 2007 ed è stato dedicato all'oncologo Gianni Bonadonna per merito del quale il tasso di mortalità causato dalla neoplasia della mammella è diminuito in modo significativo.
Redazione MolecularLab.it (16/06/2011)

giovedì 31 marzo 2011

American Medical Association che in una recente pubblicazione ha evidenziato come le onde che passano dal cellulare possano essere rischiose per l'attività del cervello modificandone la stabilit


Dopo un periodo di pausa ecco che torna l'allarme cellulari. Prima si diceva che le radiazioni potessero causare il cancro al cervello e quindi tutti siamo corsi a comprare un auricolare. Poi ci hanno detto che era l'auricolare a veicolare le onde nocive e allora lo abbiamo buttato per comprare il più sicuro auricolare Bluetooth, ma ancora oggi l'assoluta certezza di essere finalmente al sicuro non ce l'abbiamo.
A rincarare la dose di paranoia ci si mette anche l'American Medical Association che in una recente pubblicazione ha evidenziato come le onde che passano dal cellulare possano essere rischiose per l'attività del cervello modificandone la stabilità, anche se momentaneamente, a seguito di circa un'ora di conversazione.
Gli effetti non sono ancora chiari ma il parere di Nora Volkow, medico a capo della ricerca e direttore dell'American Medical Association e del National Institutes of Health non è tanto allarmista da sconsigliare totalmente l'utilizzo dei cellulari ma in ogni caso sottolinea che è preferibile tenere i telefoni a una certa distanza dall'orecchio o ancor meglio utilizzare gli auricolari possibilmente Bluetooth.
Chi proprio si rifiuta di infilarsi una cuffietta nell'orecchio, se ci tiene alla propria salute dovrà quindi scostare il cellulare il più possibile dalla testa perché "ogni millimetro conta", come dice Louis Slesin, editor della newsletter medica Microwave News.
Ma le precauzioni da prendere non finiscono qui. Anche tenere il telefono nel taschino della giacca o nei pantaloni è rischioso; meglio riporlo nella borsa o nello zaino per indirizzare altrove le onde dannose per il nostro organismo. Da alcuni studi ancora aperti emerge un dato allarmante che collega il cancro così come l'infertilità maschile e l'osteoporosi all'utilizzo dei telefoni cellulari. Il tema è però controverso: c'è infatti chi sostiene che non ci sia alcuna connessione fra le parti, ma tutto questo dibattere basta per insinuare il dubbio e seppur ne siamo ormai schiavi, i nostri smartphone iniziano sempre di più ad assomigliare ad alieni ostili pronti a impadronirsi di noi.
Una soluzione che sembra accontentare tutti, dagli scienziati agli utilizzatori di telefoni mobili, è mandare SMS invece che telefonare. In questo modo, oltre ad abbattere i costi della bolletta, saremo (quasi) sicuri di non danneggiare l'attività del nostro cervello anche se a quel punto non mi stupirei di leggere un nuovo studio che dimostri i danni arrecati alle dita della mano invece che alla testa. Ma niente paura, per quel giorno sono sicura che in commercio troveremo senz'altro dei guanti speciali anti radiazioni che indosseremo tutti al primo campanello d'allarme buttando via le ormai superate cuffie Bluetooth. Avanti il prossimo!

mercoledì 16 febbraio 2011

La calvizie precoce può avere uno stretto legame con il rischio di cancro alla prostata.

Scritto da Stefano e inserito in Benessere eSalute il 16/02/11
La calvizie precoce può avere uno stretto legame con il rischio di cancro alla prostata.
Alcuni ricercatori francesi hanno selezionato 388 pazienti affetti da cancro alla prostata dagli schedari di oncologia delle cliniche di Parigi e Tolosa e 281 pazienti senza storia di cancro alla prostata o disturbi ormonali dai database stesso ospedale.
I partecipanti, dell’età media di poco superiore ai 67 anni, sono stati inviati a compilare un questionario con domande sulla loro storia di cancro alla prostata, sull’eventuale cancro alla prostata paterno, e sulla storia della loro calvizie. Sono stati inoltre invitati a ricordare e indicare i loro stati di calvizie all’età di 20, 30, e 40 anni, utilizzando una scala modificata di Hamilton-Norwood
www.benesseresalute.net/

sabato 15 gennaio 2011

La ricetta contro il tumore al seno: vitamina D e tanto sole

Una dieta ricca di vitamina D accompagnata da alti livelli di luce solare può ridurre il rischio di cancro al seno nelle donne del 43%: a sostenerlo è uno studio realizzato dai ricercatori francesi del Centro per la ricerca in epidemiologia e salute della popolazione secondo cui, ai fini della prevenzione dell'insorgenza del cancro al seno, una dieta ricca di vitamina D, da sola, non basta. A fare la differenza è l'esposizione al sole, già nota per essere il "fissante " della vitamina D di origine alimentare nelle ossa.
Lo studio, pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, è durato più di 10 anni ed è stato condotto su 67.721 donne tra i 41 e i 72 anni. Al termine dello studio, durante il quale sono stati monitorati l'alimentazione e i livelli di raggi ultravioletti delle città in cui le donne vivevano, sono stati diagnosticati 2.871 tumori al seno.
Ed è emerso che nelle regioni con il più alto livello di raggi ultravioletti quotidiana le donne con maggiori assunzioni di vitamina D correvano un rischio di sviluppare il cancro al seno dal 32 al 43% più basso rispetto a coloro che avevano assunto dosi più basse della vitamina.
Circa il 45% della loro vitamina D, spiegano i ricercatori, proveniva da frutti di mare, il 16% dalle uova, l'11% da prodotti lattiero-caseari, il 10% da oli e margarina: "È difficile dare questo messaggio di sanità pubblica senza pensare al rischio di sviluppo del cancro alla pelle - spiega Pierre Engel, che ha condotto lo studio -. Dobbiamo essere molto cauti, ma pensiamo che un aumento dei livelli di vitamina D da esposizione al sole debba essere incoraggiato"
fonte sole 24 re

Cancro al colon: meno mortale con una passeggiata di 30 minuti al giorno

Un passeggiata di 30 minuti al giorno, purché sia praticata quotidianamente, potrebbe ridurre il rischio di mortalità per cancro al colon. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention dai ricercatori della Washington University School of Medicine (Usa), guidati da Kathleen Y. Wolin chge spiega “le persone ‘attive’ corrono un minor rischio di morte per tumore al colon rispetto a quelle ‘sedentarie’. Pertanto, non è mai troppo tardi per iniziare ad allenarsi, né troppo presto”.Lo studio è stato condotto su oltre 150 mila soggetti di entrambi i sessi, esaminati dagli esperti per un periodo di venti anni – dal 1982 al 2006. Al termine, è emerso che le persone che avevano praticato esercizio fisico per almeno 10 anni - come una passeggiata di 30 minuti al giorno -, mostravano un rischio di mortalità per cancro al colon inferiore rispetto a chi aveva condotto un’esistenza sedentaria. Non solo: una costante attività fisica aveva ridotto anche il pericolo di sviluppare malattie cardiache, diabete e altre forme di tumore.“I risultati dimostrano che l'attività fisica può ridurre il rischio di recidiva e di morte a seguito di una diagnosi di cancro al colon – spiega Wolin - . Anche chi precedentemente non era attivo può dunque iniziare ad allenarsi e constatare dei reali benefici”.

fonte il sole 24 ore

lunedì 27 dicembre 2010

Invalidità civile e legge 104 per i malati oncologici

Lo Stato assiste i malati oncologici che si trovino in determinate condizioni economiche e di gravità della malattia per mezzo del riconoscimento dell'"invalidità civile".

Domanda: La domanda di riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap deve essere presentata – dal malato o da un familiare - alla ASL di zona. Alla domanda, compilata su apposito modulo, dovranno essere allegati:
  • certificati anagrafici (o dichiarazioni sostitutive) indicati nel modulo di domanda;
  • il certificato medico del vostro medico di base o dell'oncologo che vi ha in cura, nel quale si attesti la natura invalidante della malattia;
  • la documentazione clinica (cartella clinica e eventuali referti medici);
Contestualmente è possibile presentare la richiesta per usufruire dei benefici previsti dalla legge sull'handicap (L. 104/1992), che prevede tre giorni di permesso al mese per il malato e/o per un familiare (è possibile richiedere un’unica visita medico-legale per l'accertamento dell'esistenza dei requisiti previsti dalle due leggi, altrimenti si dovranno fare due visite medico-legali).
Tempi e iter: La Commissione medico-legale della ASL deve fissare la data della visita entro 3 mesi dalla data di presentazione della domanda e l'intero procedimento relativo al riconoscimento dell'invalidità deve concludersi entro un massimo di 9 mesi dalla domanda. Nei casi più gravi, è possibile richiedere di anticipare la visita per motivi di salute. Qualora ci fossero problemi a spostarsi, è possibile richiedere di la visita a domicilio, previa presentazione di adeguata documentazione medica.
La legge riconosce il diritto a farsi assistere durante la visita medico-legale dal medico di fiducia (oncologo, medico di famiglia, medico legale).
Aggravamento: In seguito, se la malattia progredisce e le condizioni peggiorano, è possibile presentare la domanda di accertamento dell'aggravamento dello stato di salute, alla quale occorre la documentazione che certifichi il peggioramento del tumore per il quale avete richiesto l'invalidità.
Benefici: Il riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap da parte della Commissione medico-legale della ASL dà diritto a benefici socio-economici, che dipendono dal grado di invalidità riconosciuto e dal reddito.
Se si è in presenza di :
  • Un’'infermità fisica o mentale accertata dai medici dell'Inps tale da provocare una assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi lavoro;
  • Un’'anzianità assicurativa e contributivapari a 5 anni di assicurazione (260 contributi settimanali), dei quali almeno 3 anni (156 settimane) versati nei cinque anni precedenti la domanda di pensione di inabilità.
Si può fare domanda all’INPS per ottenere lapensione di inabilità. E’ una pensione che può essere richiesta da lavoratori, dipendenti e autonomi, affetti da un'infermità fisica o mentale che possono far valere determinati requisiti contributivi.
La pensione di inabilità è incompatibile con un’attività lavorativa.
La domanda va presentata a qualunque ufficio Inps o tramite gli Enti di patronato.
Per informazioni più dettagliate:
Assegno di invalidità
Se si è in presenza di:
  • un'infermità fisica o mentale accertata dai medici dell'Inps tale da provocare una riduzione permanente di due terzi della capacità di lavoro;
  • un’'anzianità assicurativa e contributiva pari a 5 anni di assicurazione, dei quali almeno 3 anni ersati nel quinquennio precedente la domanda di assegno ordinario di invalidità;
  • un’l'assicurazione presso l'Inps da almeno 5 anni
si può fare richiesta all’INPS dell’assegno ordinario di invalidità.
Al compimento dell'età pensionabile l'assegno si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia, purché l'interessato abbia cessato l'attività di lavoro dipendente e possegga i requisiti contributivi previsti per la pensione di vecchiaia. Il periodo in cui l'invalido ha beneficiato dell'assegno e non ha contributi da lavoro, viene considerato utile per raggiungere il diritto alla pensione di vecchiaia.
La domanda di assegno ordinario di invalidità va presentata a qualunque ufficio Inps direttamente o tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.
L’assegno è compatibile con un’attività lavorativa part-time.
Per informazioni più dettagliate:

venerdì 17 dicembre 2010

'Cibo e scuola': Convegno ACMO a Taverna

'Cibo e scuola': mangiare bene? E' prevenzione oncologica  Catanzaro informa
CatanzaroInforma.it: 'Cibo e scuola': mangiare bene? E' prevenzione oncologica
Venerdì, 17 Dicembre 2010 12.13 Organizzato dall'Associazione Calabrese Malati Oncologici ''Ida Ponessa', si è svolto lo scorso 14 dicembre presso l'Istituto Comprensivo ''Mattia Preti' un convegno dibattito sull'alimentazione. ''Cibo e scuola'. Questo il titolo del convegno rivolto maggiormente ai ragazzi, un modo per insegnare loro che la corretta alimentazione è sinonimo di prevenzione di molte malattie cardiovascolari e oncologiche.
Tra i relatori quello che maggiormente ha catturato l'attenzione dei presenti è stato il Dottore Vincenzo Capilupi, specialista in Scienze dell'Alimentazione, che con esempi pratici ha dato consigli concreti sullo stile di vita sano e sulla dieta da seguire. I consigli comportamentali sull'alimentazione dati dal Dottore Capilupi partono soprattutto da studi statistici sui fattori biologici e sui fattori culturali che influenzano l'obesità infantile in continuo aumento in Italia. La dieta mediterranea viene ancora oggi considerata la migliore dieta da seguire perché equilibrata in tutti i suoi aspetti.
A conclusione l'intervento del Presidente della Lilt di Catanzaro, Avvocato Concetta Stanizzi (nella foto), che ha voluto sottolineare come il 40% dei tumori può essere prevenuto con una corretta alimentazione. La prevenzione dunque comincia a tavola e l'educazione ad un corretto stile di vita affiancato da una costante attività fisica deve essere imparato fin da piccoli, ecco perché questa iniziativa portata avanti tra i banchi di scuola si configura importantissima anche ai fini della prevenzione oncologica.

giovedì 16 dicembre 2010

Fondazione Campanella, nuove possibilità di trattamento tumori

Catanzaro informa 
CatanzaroInforma.it: Fondazione Campanella, nuove possibilità di trattamento tumori
Giovedì, 11 Novembre 2010 11.37 "Interventi che portano un progressivo sviluppo delle ricerche scientifiche in campo universitario e nella sanita' calabrese": questo e' l'impegno sottolineato, attraverso una nota, dall'Unita' Operativa di Neurochirurgia del Centro Oncologico di Eccellenza "Fondazione Tommaso Campanella" di Catanzaro, diretta dal Professor Angelo Lavano. "Importanti i risultati ottenuti - si evidenzia - sul trattamento dei tumori maligni al cervello attraverso l'utilizzo intraoperatorio di dischi di Carmustina, e cioe' un chemioterapico ad azione locale. Questi dischi, infatti, vengono posizionati a rivestire la cavita' chirurgica dopo aver rimosso il tumore e si sciolgono rilasciando il farmaco che viene assorbito dalle cellule del tessuto cerebrale circostante eliminando eventuali cellule neoplastiche residue, usualmente responsabili della ricrescita del tumore. L'equipe diretta dal professor Lavano ha gia' effettuato alcuni interventi di asportazione di gliomi cerebrali con impianto nella cavita' operatoria di dischi di Carmustina. I risultati ottenuti a breve termine sono stati incoraggianti con un allungamento della sopravvivenza ed un miglioramento della qualita' di vita. I pazienti trattati con tale metodica presso l'Unita' Operativa di Neurochirurgia della Fondazione Campanella saranno inseriti nel primo studio italiano osservazionale multicentrico di Fase IV finalizzato a valutare l'efficacia dell'impiego di questa nuova modalita' di trattamento in associazione all'intervento chirurgico e alla radio e chemioterapia. Il lavoro che sta compiendo il professore Lavano viene attuato quando la prognosi dei pazienti affetti da questo tipo di tumore non e' favorevole ed i trattamenti fino ad ora utilizzati, consistenti nell' asportazione chirurgica quanto piu' radicale possibile del tumore e successiva radioterapia e chemioterapia sistemica adiuvante, sono caratterizzati da efficacia limitata e possono garantire solo un modesto miglioramento della qualita' di vita del paziente. I tumori cerebrali maligni - continua la nota - costituiscono circa il 30% di tutti i tumori dell'encefalo e la loro incidenza e' pari a 3-4 nuovi casi per 100.000 abitanti per anno. Sono caratterizzati da una crescita molto rapidae dalla facilita' di estensione entro altre regioni del sistema nervoso centrale".

martedì 30 novembre 2010

Il pesce riduce l’aggressività del tumore prostatico

Pubblicato su: American Journal of Clinical Nutrition - Data pubblicazione: Settembre 2010

Gli omega 3 contenuti in questo alimento sembrano avere un effetto antinfiammatorio in grado di ridurre il rischio di metastasi
Il pesce a tavola rende il tumore della prostata meno pericoloso, anche se non riduce il rischio di ammalarsi. È quanto affermano, sulle pagine dell'’American Journal of Clinical Nutrition, i ricercatori canadesi guidati da Konrad M. Szymanski dopo aver valutato 31 studi che analizzavano il legame tra consumo di pesce e tumore prostatico, una delle neoplasie più diffuse tra gli uomini dei Paesi occidentali.
Che mangiare pesce abbia un effetto benefico sulle malattie cardiovascolari non è una novità, ma prima di questo lavoro i dati sul tumore prostatico non erano chiari. Ora si sa che tanto pesce nella dieta quasi dimezza (meno 44 per cento) il rischio di sviluppare metastasi e riduce del 63 per cento il rischio di morire a causa della malattia.
La ragione? L’ipotesi sostenuta dagli autori è che le proprietà anticancro del pesce siano legate all’effetto antinfiammatorio degli acidi grassi omega 3 in esso contenuti. Ancora dubbi, invece, sulla quantità necessaria per poter contare su tale protezione: “Quello che possiamo dire con certezza è che mangiare molto pesce fa bene in caso di tumore della prostata, ma non possiamo dare indicazioni precise su quante porzioni consumare ogni giorno” spiega Szymanski.
 

Cancro, Crea Più Ansia L'attesa Della Diagnosi Che La Terapia

 30 Novembre 2010: MedicinaLive.com

Cancro, spesso l’attesa di un particolare esame diagnostico  aumenta l’ansia delle persone coinvolte più della notizia della diagnosi stessa della malattia. Lo sottolinea una recente indagine della Harvard Medical School statunitense, presentata nel corso dell’ultimo congresso della Radiological Society of North America.
Uno studio davvero particolare, volto a scoprire e catalogare la gamma delle reazionied emozioni umane in seguito ad un evento traumatico come quello dell’apprensione di una malattia invalidante come un tumore.
Lo studio ha preso come campione 214.112 donne in attesa di essere sottoposte ad unabiopsia per sospetto cancro al seno , 42 di una chemio-embolizzazione epatica ovvero un trattamento per il cancro al fegato, 60 di una embolizzazione di un tumore all’utero, e diversi trattamenti per la cura di miomi uterini maligni e fibromi uterini benigni.
Sono stati quindi messi a confronto degli esami di “scoperta”, attraverso i quali far conoscere alla donna la possibile presenza di una forma tumorale, e cure nei confronti di donne che presentavano uno stadio di malattia già conclamato.

venerdì 26 novembre 2010

Giornata nazionale per la ricerca sul cancro: più vicini alla soluzione


www.tuttoperlei.it

a cura di Giovanna Manna

Umberto Veronesi ad Alghero durante il Meeting di aggiornamento sul trattamento multidisciplinare del carcinoma mammario tenutosi due mesi fa ha detto: “Non si deve avere paura, non sempre ma molto di più rispetto al passato di tumore si riesce a guarire, sia tra gli uomini, sia tra le donne”, ed oggi sembra essere sempre più convinto.
Ebbene, durante questa giornata dedicata alla Giornata nazionale per la ricerca sul cancro, il direttore dell’Istituto europeo di oncologia, Veronesi appunto, afferma: “Non siamo ancora alle soglie della risoluzione finale del problema cancro, ma ci stiamo avvicinando”.
“Negli ultimi 30 anni abbiamo fatto più progressi che nei tre secoli precedenti”, ha spiegato l’esperto.
Grazie ad uno studio sostenuto da AIRC e FIRC che è stato pubblicato quest’anno sulla rivista scientifica Annals of Oncology, il cancro è sempre più una malattia curabile.
Tra il periodo 1990-1994 e quello 2000-2004 i tassi di mortalità per 25 tumori in 34 Paesi europei sono diminuiti del 9 per cento negli uomini e dell’8 per cento nelle donne, con un forte calo soprattutto tra le persone di mezza età.
Ciò nonostante, i dati raccolti dall’Organizzazione mondiale della sanità, dimostrano che nel 2030 le persone colpite dal cancro, supereranno gli 11 milioni e che, se per allora non si troverà una cura per debellarlo, il cancro sarà la causa principale di tutti i decessi.
Però è anche vero, che il 40 per cento dei tumori potrebbe essere prevenuto conducendo una vita sana e sottoponendosi con regolarità a visite ed esami di diagnosi precoce.

La solitudine del malato cronico. Congresso FADOI a Roma

www.salutedomani.com
Solitudine, è la nuova “malattia” che colpisce i malati cronici del Lazio. Una tegola su una realtà che già preoccupa. Basta un viaggio nelle corsie della Medicina Interna, che accolgono circa la metà dei pazienti che ogni anno si ricoverano in ospedale. Nel 2009, nel Lazio, su 800mila ricoveri in ospedale oltre 400mila sono stati in area medica.  
«Crescono i pazienti “critici cronici”, sono il 20 per cento dei ricoverati - dice Dario Manfellotto, al vertice della FADOI Lazio, la Società scientifica che riunisce oggi e domani a Roma gli Internisti Ospedalieri – ma cresce anche il numero degli anziani che chiedono  aiuto all’ospedale perché non sanno  dove andare. Perché il malato cronico o anziano è solo. Perché non può più contare sull’ auto-assistenza e non ha una rete sociale alla quale rivolgersi, dalla famiglia alle strutture sul territorio. Sull’esercito dei pazienti over 65 anni - sono più di un milione e duecentomila, solo gli over 84 sono cresciuti in tre anni del dieci per cento - piomba l’incubo della solitudine. Un incubo perché alla riduzione dei posti letto negli ospedali non sta corrispondendo una crescita delle strutture assistenziali sul territorio. Tutto al momento si regge sulle badanti: 75 mila regolari, più del doppio in nero. L’allarme lanciato dalla FADOI Lazio ha colto nel segno: il Lazio sta diventando una regione badante-dipendente, ovviamente sempre per chi se lo può permettere e, in tempo di crisi, si risparmia anche su questo».
«E così è nato anche  il problema delle sliding doors, delle porte girevoli – spiega Dario Manfellotto- I pazienti ultra 65enni  sono il 25% degli accessi in Pronto Soccorso, ma fra i ricoverati sono più della metà. Però dei pazienti con più di 75 anni che vengono dimessi dagli ospedali, il 48,30% si ricoverano nuovamente entro un mese, magari in un altro ospedale. E’ l’emergenza sanitaria della regione e lo documentiamo con un dossier di proposte al Governatore Polverini sulle indicazioni del piano di rientro approvato recentemente e che, nelle linee generali, condividiamo. Ma sul percorso Ospedale-Territorio serve una riflessione. Dove mandiamo i nostri pazienti dimessi dai reparti di Medicina Interna se sono ancora inadeguate la recettività e la disponibilità dei servizi di assistenza domiciliare, post acuzie e lungodegenza? Alla riduzione dei posti letto sicuramente necessaria - anche se sull’ opportunità del taglio di lungodegenza e riabilitazione qualche dubbio rimane - non ha corrisposto una immediata creazione delle strutture intermedie, come gli ospedali distrettuali, che dovrebbero dare assistenza a molti malati ma, ovviamente, non a quelli acuti e gravi”.   
“Ministro Fazio, già fra pochi anni non ci sarà più posto per i giovani in corsia”. L’allarme lo ha lanciato il ministro Fazio qualche giorno fa: “Nel 2050 – ha detto il Ministro- se continueremo a ricoverare gli anziani in ospedale non ci sarà più posto per i giovani”. «Ma il 2050 paventato dal Ministro – replica Manfellotto- è già arrivato, e noi lo stiamo dicendo da anni. Non dovremo aspettare quarant’anni per vedere le corsie al collasso. Presto aumenteranno anche gli stranieri malati, anziani e non. Oggi gli stranieri anziani sono cento volte in meno dei residenti italiani ma tra vent’anni saranno quadruplicati. Malati che si aggiungono a malati, anziani che si aggiungono ad anziani».
«Il Ministro ha detto – conclude Manfellotto- che  “non si debbono chiudere gli ospedali senza un'adeguata assistenza territoriale, ma la strada va verso l'assistenza territoriale.” Il problema è che al momento né i medici di medicina generale né le strutture del territorio sono in grado di assistere questo gran numero di pazienti destinati a diventare sempre di più. Il futuro è già domani. Il Piano di rientro verrà applicato  dal 1 gennaio 2011. Bisogna agire, adesso. Bisogna disegnare adesso il futuro che, lo ripeto, è davvero alle porte. Gli Internisti presenti in ogni Ospedale, vere sentinelle dello stato di salute del nostro Paese e della nostra regione, sono pronti a rimboccarsi le maniche per collaborare alla soluzione del problema. Su questo progetto serve un tavolo di concertazione con la Regione».
Uno su cinque ha i capelli bianchi. Nel Lazio ci sono circa un milione e 200mila ultrasessantacinquenni dei quali, più o meno un terzo, ha più di ottant’anni. Rappresentano quasi il 20 per cento della popolazione (gli 80enni e più sono il 5,4%). Il primato dei capelli bianchi- ma non è una novità- spetta sempre alle donne (651.895 contro 471.172), mentre dando uno sguardo alle province la più anziana è quella di Rieti, dove il 23,2 per cento della popolazione ha più di 65 anni, la più giovane quella di Latina (17,8% di over 65). Le stime dell’ISTAT parlano chiaro: se l’indice di vecchiaia della regione oggi è pari a 142,3%, tra dieci anni salirà a 164,8% e nel 2030 diventerà 208,7%. Tra dieci anni gli over 65 saranno un po’ più di un milione e 300mila e rappresenteranno già il 22,4 per cento della popolazione ma nel 2030 diventeranno 1milione 500mila  (gli over 80 saranno quasi il 9% della popolazione). C’è un dato che ‘fotografa’ bene la situazione: oggi, nel Lazio, i centenari e ultracentenari sono 1368 (1031 donne e 337 uomini); nel 2020 supereranno la soglia delle cento candeline in 2000. 
Gli stranieri, malati dimenticati. Fra 10 anni saranno il triplo. I malati‘dimenticati’: sono gli stranieri, anziani e meno anziani.  Attualmente nel Lazio i residenti stranieri con più di 65 anni sono 12.500, vale a dire cento volte in meno degli italiani. Ma la loro corsa è già iniziata. Tra appena dieci anni il numero sarà triplicato (l’Istat ne stima 36.710) e tra vent’anni saranno il quadruplo di oggi (78.102). Oggi rappresentano il 2,7 per cento della popolazione straniera residente, nel 2030 saranno quasi il 10 per cento degli stranieri nel Lazio.
Roma badante-dipendente. Tutte le cifre degli anziani a Roma e provincia. La solitudine, “malattia” dilagante. Ne è vittima l’anziano. Nei grandi centri della provincia di Roma, la Capitale in primo luogo, non solo nelle borgate, ma da un po’ di tempo, anche in quelli piccoli, dove si ritiene che la vita scorra più a misura di persona avanti con gli anni.«Se quella del malato cronico o anziano solo è una drammatica realtà in tutto il Lazio -dice il dottore Emilio Scotti, Past President FADOI Lazio, in occasione del Congresso della FADOI Lazio (la Società Scientifica che riunisce gli Internisti Ospedalieri) presieduta da Dario Manfellotto-  nella Capitale è ancor più angosciante. Dimesso dall’ospedale, il paziente rischia di finire prigioniero in casa se non ha congiunti, non ha possibilità economiche. Il colmo della solitudine è se in casa non ha l’ascensore. Gli indirizzi del Piano di rientro, appena approvato, redatto dal Governatore Polverini e in buona parte condivisibili - se alla chiusura di posti letto non seguirà un concreto potenziamento dell’assistenza sul territorio, rischiano di sottovalutare l’impatto dell’anziano fragile dopo la dimissione. Mi viene in mente la famosa Legge Basaglia. Norme intelligenti, sacrosante, civili e tutte condivisibili. Ma, chiusi i manicomi, i malati si ritrovarono talora soli, ad esclusivo carico delle famiglie. Per quanto riguarda la salute in genere, in provincia di Roma, i dati coincidono con quelli dell’intera regione. Aumentano i casi di diabete, artrosi, ipertensione, bronchite cronica, allergie. Si mangia troppo e male. Cresce il sovrappeso. Aumentano i malati ”critici cronici” che ormai sono il 20 per cento dei ricoveri in ospedale. Una salute che peggiora. Va meglio solo per il fumo. E questa è una bella notizia».« Ormai Roma è badante dipendente – aggiunge Scotti-  Gli anziani over 65 in provincia di Roma sono 824.416 dei quali 220.775 hanno più di 80 anni e 1812 sono centenari o ultracentenari. Oggi gli anziani a Roma e provincia rappresentano quasi il 20 per cento della popolazione, tra dieci anni saranno il 22 per cento e nel 2030 quasi il 26 per cento. Ma ciò che più impressiona è l’indice di vecchiaia: se oggi è quasi del 140%, nel 2020 sarà quasi del 158% e nel 2030 del 199%. Tra dieci anni ci saranno, a Roma e provincia, centotrentamila anziani in più rispetto ad oggi, ai quali vanno aggiunti quelli stranieri che, in tutto il Lazio, oggi sono una minoranza (a Roma e provincia sono 10.355 sul totale di 406mila residenti stranieri) ma presto diventeranno un nuovo esercito».
Il dolore, una realtà sottovalutata anche nel Lazio. « C’è un altro problema emergente - dice il dottor Ruggero Pastorelli, prossimo presidente della FADOI Lazio e Direttore della Struttura Operativa Complessa di Medicina Interna dell’ospedale di Colleferro al congresso regionale della FADOI Lazio a Roma – un volto della salute, quasi dimenticato, che bisognerebbe approfondire. Il dolore, oncologico o di altra origine,  presente almeno nel 20-25% dei pazienti ricoverati nelle divisioni di Medicina Interna, non sempre è  misurato e affrontato in modo strutturato  cioè con  le Linee Guida e i protocolli farmacologici. Da pochi mesi c’è la Legge 38/2010,  speriamo che si applichi subito. Ma questa legge non ha inserito gli Internisti che assistono la metà dei pazienti ricoverati in ospedale, fra i medici referenti per le cure palliative e la terapia del dolore. Chiediamo che la Regione sappia colmare questa lacuna, per favorire l’applicazione della legge anche nei nostri Ospedali. Non è solo una speranza ma un appello».

Salute: con frutta e verdura rischio cancro polmoni -23%

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 Mangiare otto tipi diversi di frutta e verdura può arrivare a ridurre del 23% il rischio di sviluppare il tumore ai polmoni rispetto a chi ne consuma solo quattro: a sostenerlo sono i dati di uno studio condotto da FECYT - Spanish Foundation for Science and Technology che ha coinvolto 23 città di 10 Paesi europei (Germania, Danimarca, Spagna, Francia, Grecia, Olanda, Italia, Norvegia, Regno Unito e Svezia) che ha mostrato che l'effetto del consumo variegato di frutta e verdura sarebbe evidente soprattutto nei fumatori.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. "Un legame significativo è stato trovato solo nei fumatori - spiega María José Pérez Sánchez, co-autrice dello studio -. Per ogni due unità aggiuntive di diversi tipi di frutta e verdura nella dieta, il rischio di insorgenza di questo tipo di cancro scende in maniera significativa del 3%. Quindi se i fumatori aumentano la varietà di frutta consumata, potrebbero avere un rischio minore di sviluppare questo tipo di cancro". Il rischio, spiegano i ricercatori, scende di un ulteriore 4% per ogni varietà di frutta o verdura aggiunta alla dieta

Salute: Veronesi "Con nuova Tac spirale ridurremo mortalità tumore polmoni"

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I dati di ricerca dell'Istituto Europeo di Oncologia  (Ieo) guidato dall'oncologo Umberto Veronesi confermano i risultati del National Cancer Institute: la Tac spirale permette di ridurre del 20% la mortalità per tumore al polmone nei soggetti a rischio. L'annuncio dopo dieci anni di studi e verifiche eseguite su un campione di 6000 grandi fumatori. La Tac a spirale a basso dosaggio si è dimostrata efficace nel diagnosticare precocemente un maggior numero di tumori: è il caso di quelli non rilevabili da altri strumenti diagnostici, con micro-formazioni fino a 0,6% millimetri.

Allo IEO in dieci anni sono state eseguite 40 mila Tac di nuova generazione che hanno permesso di diagnosticare 287 carcinomi polmonari, nel 75% dei casi allo stadio iniziale. Secondo Veronesi, utilizzando questo mezzo di screening in maniera diffusa e mirata "la mortalità potrebbe ulteriormente essere abbassata". "Non proporre questo esame alla popolazione a rischio, cioè ai forti fumatori, diventa un atto non etico - afferma il direttore scientifico dello Ieo - perché li priva della possibilità di salvare la loro vita. Dopo dieci anni di controlli e di sperimentazione siamo a una sopravvivenza del 70% dei casi".